I fondali di Lipari custodiscono tracce che permettono di ricostruire quasi quattro millenni di trasformazioni della costa. Una ricerca internazionale pubblicata su Quaternary International ha studiato siti archeologici oggi sommersi e ricostruito l’abbassamento progressivo dell’isola a partire dalla Prima Età del Bronzo.
A Pignataro di Fuori, reperti e indicatori archeologici risalenti all’Età del Bronzo si trovano oggi tra i 20 e i 42 metri sotto il livello del mare. Proprio la loro posizione ha fornito ai ricercatori uno degli elementi principali per comprendere quanto sia cambiata la linea di costa di Lipari nel corso degli ultimi 3.900 anni.
Secondo i risultati dello studio, l’isola avrebbe registrato in questo arco temporale un abbassamento medio del terreno pari a circa 7,9 millimetri l’anno. Il fenomeno prosegue ancora oggi ed è legato alla complessa storia geologica e vulcanica dell’arcipelago, insieme alle variazioni del livello marino e ai processi di erosione costiera.
I fondali di Pignataro di Fuori raccontano l’Età del Bronzo
La ricerca porta il titolo 3900 years of land subsidence at Lipari Island (Italy): new insights for Early Bronze Age submerged findings ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Quaternary International. Il lavoro ha coinvolto studiosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, del CNR, della Sapienza Università di Roma e dell’Università di Bologna, insieme a ricercatori francesi, olandesi e statunitensi e agli archeologi della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.
Per ricostruire l’evoluzione della costa gli studiosi hanno incrociato diverse fonti scientifiche. Le misurazioni geodetiche sono state affiancate da rilievi batimetrici ad altissima risoluzione, indagini sismiche, ricerche archeologiche subacquee, dati topografici storici e ricostruzioni delle variazioni del livello del mare.
Il quadro ottenuto mostra una costa profondamente modificata nel corso dei millenni. I resti sommersi diventano così veri indicatori temporali: la loro età e la profondità alla quale si trovano oggi consentono di stimare i movimenti verticali che hanno interessato Lipari.
Dal porto romano alle abitazioni sommerse
La ricerca prende in considerazione testimonianze appartenenti a epoche molto diverse. Accanto al sito dell’Età del Bronzo di Pignataro di Fuori compaiono il porto romano di Sottomonastero, le mura del Lazzaretto, antiche strutture portuali e alcune abitazioni sommerse nell’area di Marina Lunga. Anche la zona di Marina Corta ha fornito elementi utili attraverso il confronto tra la situazione attuale e documentazioni storiche dei secoli passati.
L’insieme di questi elementi permette di seguire l’evoluzione della costa lungo un periodo che arriva fino all’età contemporanea. Il paesaggio visibile oggi conserva quindi soltanto una parte della storia dell’isola: un’altra porzione resta sotto la superficie del Tirreno, custodita nei fondali che circondano Lipari.
Una ricerca nata dalle intuizioni di Sebastiano Tusa
Lo studio è dedicato a Sebastiano Tusa, archeologo e studioso del patrimonio sommerso siciliano, scomparso nel 2019. Secondo l’INGV, proprio dalle sue intuizioni prese forma il percorso scientifico che ha condotto alla ricerca pubblicata nel 2026.
Tusa aveva dedicato una parte importante della propria attività allo studio dell’archeologia subacquea e alla conoscenza dei siti sommersi della Sicilia. Il lavoro su Lipari prosegue quella linea di ricerca attraverso strumenti capaci di mettere in relazione archeologia, geologia e studio dei fondali.
Nuove prospettive per l’archeologia delle Eolie
I risultati raccolti a Pignataro di Fuori potranno aiutare gli studiosi a individuare altre aree archeologiche oggi sommerse. L’INGV indica le Eolie come un territorio particolarmente significativo per comprendere le trasformazioni delle coste mediterranee e per sviluppare nuove ricerche sugli insediamenti preistorici collocati lungo antiche linee di riva.
Per Lipari, il mare aggiunge così un nuovo capitolo alla lunga storia archeologica dell’isola. Sotto decine di metri d’acqua rimangono le tracce di luoghi abitati e frequentati migliaia di anni fa, oggi preziosi per ricostruire il rapporto tra comunità umane, territorio e cambiamenti naturali nel corso dei secoli.




