Il vino delle Eolie è prima di tutto la Malvasia delle Lipari, un bianco dolce ottenuto da uve appassite al sole, prodotto sulle isole da secoli e riconosciuto come DOC dal 1973. Accanto a lei, soprattutto negli ultimi trent’anni, sono cresciuti bianchi secchi, rosati e rossi che raccontano un altro volto dei vigneti vulcanici dell’arcipelago.
La Malvasia delle Lipari DOC
Il disciplinare prevede uve di Malvasia di Lipari fino al 95% e una piccola quota, dal 5 all’8%, di Corinto nero, un vitigno a bacca rossa di origine greca. Le tipologie sono tre. La versione bianca, meno diffusa, ha una gradazione minima di 11,5 gradi. Il passito, il più noto, nasce da uve lasciate ad appassire sui graticci: deve raggiungere almeno 18 gradi complessivi, conserva una parte di zuccheri residui e non può essere messo in vendita prima del 1° giugno dell’anno successivo alla vendemmia. Il liquoroso, infine, è fortificato con l’aggiunta di alcol, arriva ad almeno 20 gradi e matura sei mesi prima della vendita.
Nel bicchiere il passito ha un colore dorato che vira all’ambra con gli anni, profumi di albicocca secca, fichi, miele e macchia mediterranea. Si serve fresco, intorno ai 10 gradi, con la pasticceria secca, le crostate di frutta e i dolci di mandorle, a cominciare dai nacatuli eoliani.
Una storia con due rinascite
La tradizione attribuisce ai coloni greci l’arrivo della vite alle Eolie, e per secoli la malvasia è stata una delle ricchezze dell’arcipelago, esportata in tutto il Mediterraneo. Alexandre Dumas, che visitò le isole nel 1835, la ricordò come il vino più ammirevole mai bevuto. Alla fine dell’Ottocento la fillossera distrusse gran parte dei vigneti e contribuì all’ondata di emigrazione che svuotò le isole minori.
La ripresa è arrivata negli anni Sessanta e Settanta, quando il designer bresciano Carlo Hauner si trasferì a Salina, recuperò vecchi vigneti abbandonati e riportò la malvasia sulle tavole di mezza Italia. Dal 1995 esiste anche l’indicazione geografica Salina IGT, che copre bianchi, rosati e rossi prodotti con vitigni siciliani coltivati nell’arcipelago.
Le cantine da visitare
Salina è l’isola del vino per eccellenza, ma vigneti e cantine si trovano anche a Lipari e a Vulcano. Diverse aziende organizzano visite e degustazioni, quasi sempre su prenotazione:
- Salina: Hauner, a Lingua; Fenech, Caravaglio e Tenuta Capofaro, nella zona di Malfa.
- Lipari: Tenuta di Castellaro, sull’altopiano di Quattropani.
- Vulcano: Soffio sulle Isole, piccola realtà nata tra le vigne dell’isola.
Settembre è il mese della vendemmia e il momento più interessante per una visita: si vedono i grappoli stesi ad appassire e in molte cantine si assaggia il vino direttamente in vigna. Per completare la giornata a tavola ci sono i consigli su dove mangiare a Salina.




